CORDOGLIO PER LA SCOMPARSA DEL CARDINALE EDOARDO MENICHELLI
Il cardinale Edoardo Menichelli morto ieri mattina a 86 anni nel Santuario della Madonna dei Lumi, dove aveva scelto di ritirarsi nel 2017 .Nato a Serripola nel 1939, rimasto orfano a 11 anni, crebbe con le sorelle Anna e Mariella nella casa del nonno materno. Menichelli entrò nel seminario di San Severino Marche nel 1954, dopo gli studi l’ordinazione nel 1965; poi a lavorare per oltre vent’anni in Vaticano, tra la segnatura apostolica e la congregazione per le chiese orientali. Fino all’episcopato a Chieti e ad Ancona-Osimo, dove arrivò il 7 marzo 2004. Gli incarichi non cambiarono lo stile, ai poveri dedicò la vita. «Non me li può toccare nessuno», aveva detto una volta a Marino Cesaroni, direttore responsabile del quindicinale arcidiocesi Ancona-Osimo “Presenza”. «Mi raccontò che ai tempi dei seminario – dice Cesaroni – la nonna gli diede 5mila lire per l’intero anno, lui le regalò a un povero che chiedeva l’elemosina. Dopo pochi giorni, lo chiamò il rettore e gli annunciò che da Roma, un suo caro amico gli aveva mandato 40 mila lire in segno di carità. L’esempio, mi spiegò, che la carità viene sempre ripagata». La sua attenzione agli ultimi divenne concreta: si oppose allo spostamento della mensa del Povero di Padre Guido dal centro ad Ancona. In città, nel momento più difficile del porto e della crisi Fincantieri portò dentro lo stabilimento una celebrazione del congresso eucaristico – era il 2011 – con la presenza di Benedetto XVI, per sostenere i lavoratori. Accanto ai poveri e al lavoro, le famiglie: partecipò al Sinodo voluto da Papa Francesco e volle sempre una Chiesa capace di accompagnare, non di escludere. Ad Osimo promosse l’esperienza della scuola Achor, rivolta a chi viveva ferite familiari e matrimoniali. Le comunità che guidò non lo dimenticarono: Ancona e Osimo gli conferirono la cittadinanza onoraria. Poi nel 2015, con suo stupore e quello di tutti, Papa Francesco lo nominò cardinale. Incarico che lasciò solo nel 2017, tornando nella sua San Severino: don Edoardo non era cambiato, restava uomo della sua gente, in viaggio con la Panda, tra le strette di mano e le prediche infinite che il popolo ascoltava fino all’ultima parola. PIù della sua malattia era ora preoccupato per le guerre e l’assenza del sentimento di comunità». Le esequie saranno celebrate domani alle 10, presiedute dal vescovo Nazzareno Marconi, con cui lo lega un’amicizia longeva, 47 anni. Poi il feretro sarà tumulato nella cripta della Cattedrale di San Ciriaco ad Ancona.

